TASI - Teatri Associati della Svizzera Italiana - press book AiEP

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- Sole 24 ore - Il Manifesto - 
.MOV

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“[…]Di certo dopo aver assistito al debutto di .Mov, nel la coerente location del Pala penz, si ha la netta sensazione che il connubio sportivo abbia giovato alla creati vità della coreografa Ariella Vidach e di Claudio Prati, suo collaboratore multimediale dal1988, anno di nascita del  Avventure in Elicot tero Prodotti (AiEP).
Nel novero di performan ce, video d'arte e'spettacoli, quasi tutti a carattere formali stico e in parte ludico, sino a oggi creati da questa coppia che si occupa in modo aggior nato e continuativo del rap porto tra danza e tecnologia, ancora mancava una messin scena dalle ambizioni intima mente emotive.
In .Mov l'utilizzo di sensori ai pol si dei danzatori - capaci di mu tare l'intensità e l'ampiezza dei suoni elettronici e di colo ri e immagini su di uno scher mo (unico elemento della sce na) - giova all'idea poetica, fa cendo quasi scomparire il suo stesso apporto "hight tech" […] L'estro guizzan te (a esempio di Alessio Atta nasio) e il progetto nell'insie me, con le mìnuziose asso nanze tra movimento e suo no, preannunciano già una raffinatezza scenica su cui puntare gli occhi."
Marinella Guatterini, Sole 24 Ore - 27 settembre 2009
 
 
Suono, corpo e immagine. E’ la nuova danza.
Il pezzo di Vidach, coreografa e ricercatrice che da anni lavora con vigore e creatività tra Milano e la Svizzera, rappresenta un connubio particolarmente felice tra strutturazione coreografica, uso delle tecnologie, lavoro sulle personalità dei danzatori. I cinque hanno al braccio un accelerometro a radio frequenza che amplifica il gesto attraverso lo sviluppo di sonorità personalizzate. Tutto e fuorché un mero esperimento interattivo. E’ percepibile l’ascolto sonoro tra gli interpreti che permette di raccogliere l’impulso al gesto dal movimento dell’altro, anche senza vederlo. Il suono si espande nello spazio, nutrendosi in modo fecondo anche della relazione con le proiezioni che duplicano le figure: l’effetto e quello di un’onda dinamica che scorre tra i danzatori, e a cui loro stessi, incontrandola, danno forma e colore. Il pezzo non a caso cambia forma minuto dopo minuto: dall’astrazione iniziale si apre a qualità di movimento incise da microgesti quotidiani tra i cinque. Il suono fa sempre da filo conduttore, ma la danza si fa emotivamente impulsiva (fulminanti gli assoli di Attanasio). Il rapporto uomo / donna diventa un gioco di potere a tratti sadico, in cui la violenza sul femminile é tema a cui si da voce, mai duetti o i terzetti sono anche pieni di sfumature ei confini tra i ruoli labili, con squarci di leggerezza. Scrivono Vidach e Prati, curatori del progetto: “cosi come nel campo dell’informatica .MOV indica l’estensione del file che assembla contenuti audio e video, anche nello spettacolo si fondono in un’unica dimensione: suono, immagine, corpo, pensiero e movimento”. E l’interazione è riuscita a
inspirare un lavoro da far girare.
di Francesca Pedroni – Il Manifesto - 4 aprile 2010